Il Lepontico. Lingua ed Alfabeto.

Il termine "Lepontico", usato convenzionalmente, richiede alcune precisazioni.
I Leponzi erano una popolazione di origine Celtica che si era insediata nelle Alpi Centrali e di li si era diramata a nord verso le sorgenti del Rodano e del Reno e a sud verso il lago di Como e la Val d'Ossola.
Il termine Lepontico (o "Leponzio") è stato esteso ad indicare la lingua e l'alfabeto delle iscrizioni preromane ritrovate in un raggio di circa 50 Km. all'intorno di Lugano (Svizzera). Iscrizioni in Lepontico sono state ritrovate anche in Umbria (stele di Todi) e monete con iscrizioni in alfabeto leponzio sono state ritrovate nella Gallia Narbonense e nel Norico, indicando così che la cultura dei Leponzi aveva una vasta diffusione.
La maggior parte dei ritrovamenti consiste in epigrafi contenenti testi in lingua celtica redatti in un alfabeto detto "di Lugano" o anche, a volte, "etrusco di tipo settentrionale".

Alfabeto lepontico L'importanza di questo alfabeto (presentato nella figura a fianco) è testimoniata dal suo secolare utilizzo, anche dopo la conquista romana. Dalle epigrafi risulta uno sviluppo in due fasi:
  • in una prima fase, risalente ai secoli VI-V a.C., esso era caratterizzato dal theta puntato e dal digamma (una "v") oltre che dalla lettera "A" tracciata come nell'alfabeto etrusco. Tale alfabeto è presentato nella colonna di sinistra della figura a fianco;
  • questi caratteri si perdono in una fase successiva (secoli III-I a.C.) in cui il leponzio fu usato per trascrivere il gallico.


    Nella colonna centrale è presentata la traslitterazione in alfabeto corrente. Alcune note velocissime:
  • Le lettere K, T e P sono scritte in maiuscolo, perché il Lepontico non distingueva tra occlusiva sorda e sonora, per cui K può rappresentare "k" o "g", P può rappresentare "p" o "b", T può rappresentare "t" o "d";
  • la lettera ś (il "segno a farfalla") è la seconda sibilante del Lepontico (oltre alla "s");
  • si pensa che il segno relativo alla lettera "z" si debba leggere con un suono in area "d": ad esempio, nell'iscrizione di Voltino, "TomezeKlai" = "tomedeclai";
  • infine, si pensa che il segno relativo alla lettera "χ" si debba leggere con un suono in area "g". Di solito è rappresentato con una "X", ad esempio nell'iscrizione di Vercelli, "TEVO-XTONION" = "DEIS ET HOMINIBUS".


    Le iscrizioni vanno da destra a sinistra: si veda ad esempio il verso della "a" o della "e", poi di "K", "l", "P" o "r". In qualche caso, ad esempio in caso di iscrizioni bilingui, possono andare da sinistra a destra.

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