BUSTO ARSIZIO, IN UN VOCABOLARIO L’ORIGINE DI UNA LINGUA ANTICA
di Andrea Rognoni
È uscita da qualche tempo una grammatica della lingua bustocca, con annesso vocabolario italiano-bustocco, che permette di sciogliere gli ultimi dubbi sull'origine dell'idioma parlato nell'attiva città lombarda. "Al lissi, al fussi, al sissi", rappresenta al tempo steso un'opera di alto valore scientifico ed un atto d'amore per le radici indubbiamente liguri e ligustiche di molte parlate padane. Il 'Centro Culturale di San Michele' (volgiamo vederci –perché no?- anche lo zampino diretto dall'arcangelo più dotto dei cieli) ha pubblicato il libro forse più importante di Luigi Giavini, grande studioso della lingua di Busto ed autore già di opere fondamentali per l'approfondimento, la conservazione ed il rilancio di una lingua che è riuscita a sopravvivere sia alla celticità che alla romanità, al contrario della maggior parte dei dialetti lombardi, definibili "gallo-padani". Lo stesso autore, ad apertura del testo, si chiede: "che cos'è questa città per uno che non ci ha fatto le ossa, che non ha alle spalle secoli di dialetto, di odore di cotone, di polenta, di bruscitti, di devozione alla Madonna dell'Aiuto, di vita scandita dai campanili di San Giovanni e San Michele?".
Nella prefazione, Franco Bertolli sottolinea senza indugi che "ligure è il sostrato linguistico più antico di Busto e dei dintorni immediati: indizi la tendenza a fissare in U l'uscita dei vocaboli maschili al singolare, la predetta erosione della R intervocalica...la quasi assente alterazione celtica della A tonica in E...le metatesi, le metafonie, le modifiche consonantiche che rendono addirittura affascinante questo dialetto". Fondamentale poi l'introduzione di Giavini stesso, dall'esplicito titolo "Noi Liguri". Luigi sottolinea che i Liguri abitavano tra Arno, Alpi e Catalogna, quindi gran parte della Padania è di matrice ligustica, come testimoniano tuttora la toponomastica, con le finali in ASCO, ASCA, URNO, ARNA. Libertà e federalismo erano i due valori fondamentali a cui si ispiravano, non senza un notevole rispetto per la donna (molto femminile è anche l'animale del cigno, che non a caso dai greci veniva chiamato "ligus", radice che non ammette equivoci!): "La struttura del nostro dialetto è latina, ma questo ligurismo è sopravvissuto...Nessuno si sognerebbe (a Busto) di usare il termine BULETON per dire abbonamento. Si usa ABONAMENTU con il termine italiano ligurizzato...Si ebbe una fase di bilinguismo che sfociò nella formazione del nostro dialetto. L'arrivo di Goti e Longobardi non modificò la struttura del nostro linguaggio, apportando solo vocaboli nuovi che arricchiscono il nostro lessico e un uso esteso degli avverbi come complemento dei verbi. Anche nel resto della Lombardia il dialetto risentì per parecchio tempo del substrato ligure. Basta pensare al poema LIGURINUS scritto nel 1187 dal poeta Gunther per celebrare le imprese del Barbarossa contro i Liguri di Lombardia".
Tra i capitoli più convincenti della grammatica giaviniana quelli dedicati alla fonetica bustocca, ai modi di dire, ai numerali, alla gastronomia e alle formule di saluto. Si tratta insomma di un'opera irrinunciabile non solo per i Bustocchi ma per tutti i Lombardi e per gli stessi Liguri che vogliono tornare ai tempi della "Grande Liguria"
Articolo su "la Padania" di giovedì 7 marzo 2002
postato da Hrod |